Il concorso per la progettazione di una “Città della e per la pazzia” viene vinto nel 1907 dagli ingegneri Edgardo Negri e Silvio Chiera.

L’opera doveva rispondere “alle più moderne esigenze della igiene e della tecnica manicomiale”.

Dopo Il parco degli Acquedotti, la pineta di Procoio ad Ostia, la valle del Sorbo a Formello la nuova uscita del Gruppo Foto CRALT è stata organizzata  proprio nell’area dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà.

In questo articolo una selezione delle foto proposte dagli amici  che hanno partecipato all’uscita e qualche informazione sul complesso che, per gli abitanti del quartiere, è  “il parco del S. Maria”.

L’area destinata ad ospitare il moderno Manicomio della Provincia di Roma, è localizzata a Monte Mario, in campagna,  a 6 km dalla città accanto alla Via Trionfale e alla linea ferroviaria Roma-Viterbo; con una altitudine di 120 m sembra presentare le condizioni terapeutiche ottimali per accogliere i 1.000 posti letto previsti. Il 31 maggio 1914 Re Vittorio Emanuele III inaugurava la nuova sede del Manicomio della Provincia di Roma diretto da Augusto Giannelli.

Le foto di Salvatore Franco.

Da Salvatore è scaturita l’iniziativa del laboratorio “Tutto il verde della città” all’interno del quale l’uscita al S. Maria della Pietà si colloca perfettamente.

I padiglioni dislocati nel bellissimo parco erano riservati alle varie categorie di alienati: Osservazione, Infermeria, Tranquilli, Sudici, Semiagitati, Agitati, Prosciolti, Sorvegliati e presentano generalmente una analoga planimetria (un medesimo impianto): al primo piano la zona notte con un’ampia camerata con due file di letti, e un pian terreno che accoglieva la sorveglianza interna, una stanza dove far soggiornare i pazienti durante l’intera giornata, i refettori, i soggiorni e qualche dormitorio, per tenere di giorno tutti i malati riuniti, con la necessaria assistenza, nei locali e nei giardini cintati, annessi a ciascun padiglione.
Sempre al piano terreno sono sistemate le camere da bagno, le docce e tutto ciò che può formare il conforto dei ricoverati.

Le foto di Vincenzo Magno

In posizione periferica erano collocati gli Ospedaletti per i contagiosi e per i tubercolosi. Tutte le strutture sono progettate con l’intento di poter essere ingrandite a seconda del bisogno. Alla sinistra sorgono i padiglioni di degenza femminili e a destra, in posizione simmetrica, quelli maschili. In posizione centrale sono i Servizi generali: guardaroba, forno, pastificio e macello, e l’edificio per la produzione dell’energia elettrica; ed infine l’edificio necroscopico, situato in prossimità dell’ingresso secondario.

magno_01
Author: Vincenzo Magno
magno_08
Author: Vincenzo Magno
magno_07
Author: Vincenzo Magno
magno_06
Author: Vincenzo Magno
magno_05
Author: Vincenzo Magno
magno_04
Author: Vincenzo Magno
magno_03
Author: Vincenzo Magno
magno_02
Author: Vincenzo Magno
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250
Orientation: 1
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 800
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250

Le foto di Emanuela Morelli.

Nella Direzione, con la sua maestosa facciata, oltre agli uffici di direzione erano ospitati una farmacia e l’annesso laboratorio farmaceutico, una biblioteca, un laboratorio analisi. E poi ci sono la chiesa, la cucina, la lavanderia, l’alloggio per le suore, la camera mortuaria, due portinerie che smistano i visitatori ai padiglioni a destra e a sinistra, l’officina, la centrale elettrica. Il complesso manicomiale era circondato da una Colonia agricola, composta di 23 edifici tra cui una vaccheria ed una porcilaia, dove lavoreranno i “malatini”, i pazienti tranquilli che accedono all’ergoterapia. Tutto il complesso era chiuso da una recinzione metallica nascosta da una fitta siepe, le recinzioni in muratura erano utilizzate per i padiglioni destinati ai criminali ed ai soggetti in osservazione giudiziaria.

 

Le foto di Antonio Garavini

Nel 1926 il complesso assume la denominazione di “Ospedale psichiatrico provinciale di Santa Maria della Pietà per le malattie mentali” con un moderno laboratorio di anatomo-patologia, una Stazione di Malarioterapia e una sezione della Clinica psichiatrica universitaria della Sapienza.
Nel 1936 con la realizzazione dell’ultimo padiglione la capienza di questo grande “villaggio manicomiale” raggiunge i 2602 posti letto e 3681 ricoverati l’anno. Qui nel 1938 Ugo Cerletti dà avvio alla pratica dell’elettroshock con l’auspicio di “abbandonare questo metodo aggressivo e violento per metodi meno drastici alla cui ricerca sto lavorando attivamente: sarò il primo a rallegrarmi quando l’elettroshock non verrà più applicato”.

foto Antonio Garavini
Aperture: 8
Camera: NIKON D750
Iso: 200
Orientation: 1
foto Antonio Garavini
Aperture: 8
Camera: NIKON D750
Iso: 100
Orientation: 1
foto Antonio Garavini
Aperture: 8
Camera: NIKON D750
Iso: 100
Orientation: 1
foto Antonio Garavini
Aperture: 8
Camera: NIKON D750
Iso: 100
Orientation: 1
foto Antonio Garavini
Aperture: 8
Camera: NIKON D750
Iso: 3200
Orientation: 1
foto Antonio Garavini
Aperture: 8
Camera: NIKON D750
Iso: 100
Orientation: 1

Le foto di Rosaria Di Nunzio

Per la sua rilevanza nazionale l’Istituto ospiterà dal 1938 l’Ufficio statistico per le malattie mentali e nel 1946 accoglie l’Istituto Neurologico Provinciale per l’assistenza e cura del parkinsonismo encefalitico.
Con la direzione di Francesco Bonfiglio si potenzia l’attività scientifica: nasce nel 1947 la rivista “Il Lavoro neuropsichiatrico” e, per fronteggiare il sovraffollamento, viene aperto nel 1952 il primo Centro d’Igiene Mentale, un “dispensario neuropsichiatrico” nel centro della città da lui diretto e gestito con personale del manicomio. Dal 1955 sotto la direzione di Umberto De Giacomo si sviluppa l’uso degli psicofarmaci cercando di creare un ambiente terapeutico meno restrittivo. Nel novembre del 1963 si celebra il cinquantenario del Santa Maria della Pietà presieduto dal Presidente della Repubblica On. Antonio Segni, il Ministro Mariotti e delegati della Santa Sede, che dona la copia della Pietà di Michelangelo attualmente esposta nel Padiglione 26.

Le foto di Pino Farcomeni

Dal 1967 con Gerlando Lo Cascio si avvia una riorganizzazione dell’attività assistenziale che guarda con interesse ai nuovi percorsi deistituzionalizzanti avviati da Franco Basaglia. La nuova organizzazione prevede una continuità terapeutica tra ospedale e servizi del territorio. Nel 1968 la Legge 431 (la cosiddetta Legge Mariotti) introducendo il ricovero volontario da parte del paziente abolisce l’obbligo dell’annotazione sul casellario giudiziario. Le nuove condizioni sociali maturate dalla metà degli anni ’60 che rivendicavano protagonismo e soggettività anche nel diritto alla salute porteranno il 13 maggio 1978 all’approvazione della Legge 180, che vieta nuovi ricoveri negli ospedali psichiatrici, poi inclusa nella Legge 833 che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale con la consapevolezza che “La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana”.

foto Pino Farcomeni
Aperture: 10
Camera: X-T4
Iso: 200
foto Pino Farcomeni
Aperture: 22
Camera: X-T4
Iso: 160
foto Pino Farcomeni
Aperture: 5
Camera: X-T4
Iso: 200
foto Pino Farcomeni
Aperture: 7.1
Camera: X-T4
Iso: 200

Le foto di Paolo Scrimitore

Alla fine del 1978, anno di promulgazione della Legge n.180 (Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori) nell’Ospedale Psichiatrico S. Maria della Pietà erano ancora presenti 1076 ricoverati. Nel 1981 i ricoverati scendono a 898. Dal 1982 al 1990 la popolazione si riduce di 456 unità delle quali 306 sono i decessi e 150 le dimissioni. Sono anni molto difficili. A partire dall’inizio degli anni ’90 il processo di superamento assume un’inversione di tendenza tra il numero dei decessi ed il numero dei dimessi. Infatti dal 1991 al 1995 si ha una netta riduzione della popolazione ricoverata che passa da 433 a 206 unità con 117 dimissioni.
Alla fine del 1999 l’ospedale viene definitivamente chiuso: “Chiudere il manicomio di Roma, anche se con imperdonabile ritardo, fu la conferma che queste persone che avevano condotto un’esistenza mortificata, nonostante la loro malattia, potevano tornare a vivere nella città di tutti”.

Ed ora l’immancabile raccolta “Fotografa chi fotografa”

foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 250
foto Emanuela Morelli
Aperture: 18
Camera: Canon EOS 6D
Iso: 320
foto Pino Farcomeni
Aperture: 1
Camera: X-T4
Iso: 200
foto Antonio Garavini
Aperture: 8
Camera: NIKON D750
Iso: 140
Orientation: 1
foto Antonio Garavini
Orientation: 1
foto Antonio Garavini
Aperture: 8
Camera: NIKON D750
Iso: 280
Orientation: 1
foto Antonio Garavini
Aperture: 8
Camera: NIKON D750
Iso: 100
Orientation: 1
foto Pino Farcomeni
Aperture: 4.5
Camera: X-T4
Iso: 200

CREDITS

Ringrazio, oltre a tutti i partecipanti all’uscita:

Giorgio Boschi autore della foto che ritrae tutto il gruppo “incorniciato” 

La ASL RM1 dal cui sito ho tratto le informazioni riportate nel testo.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Flavia

    bellissime! complimenti a tutti 🙂

  2. Emanuela Morelli

    Buongiorno a tutti.
    Complimenti Paolo, bell’articolo!
    Luogo decisamente interessante, anche questa volta mi sorprendono le foto: tante sfumature colte da ognuno di noi. Tuttavia ho visto scatti molto simili (confrontando anche quelli pubblicati con i miei) e questo mi stupisce ancora di più: in altri tempi saremmo stati messi tutti nello stesso padiglione, forse?
    Perdonate la sottile battuta, ma era inevitabile vista anche la bellissima foto in cornice che ci ritrae.
    A parte gli scherzi, effettivamente ho trovato scatti (e non di quelli “plateali” o scontati) davvero molto simili ed evidentemente abbiamo un sottile filo che ci unisce…
    Aspettavo questa pubblicazione e ne sono rimasta entusiasta: complimenti e grazie a tutti!

Lascia un commento